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#iorestoacasa, tanto è autunno

Quarantunesimo giorno di quarantena e ad aprile sembra autunno. Per fortuna direi. Se dobbiamo stare a casa, che almeno fuori piova,  che altrimenti ci viene voglia di mare, uscite e picnic. Invece anche il clima è entrato in scena, tutto è perfetto in questa tristissima scenografia. Se non altro i numeri sembrano migliorare, ci fanno tirare un sospiro di sollievo. È importante però anche ora, più di prima, rimanere sul pezzo ed essere integerrimi, attaccati a questa stretta, nuova modalità di vita. Manifestiamo una finta tranquillità con la segreta, perenne angoscia di beccarci ‘sto virus alla prima uscita. Mille precauzioni e ossessioni maniaco-compulsive, ma poi che ne sai, la sfiga è sempre dietro l’angolo.

c’è il sole nelle nostre aurore: segnali positivi e riaperture

I contagi diminuiscono, ma continuano. Anche ieri nuovi casi nel Lazio, per fortuna sempre ben contenuti, la sanità si sta muovendo bene. Ma non cantiamo vittoria, che c’è poco da festeggiare. Il tam tam di nuovi contagi è continuo e si sparge rapidamente, come una folata di vento che ci coglie impreparati, ci scompone i capelli e i pensieri, sbilancia i passi e le certezze.
Ormai siamo tutti bravi a prevedere procedure e conseguenze. Di colpo facciamo mentalmente il conto di cosa questi nuovi casi rappresentino, in termini di perdite umane, di Pil, di chiusura e di uscita dal lockdown, un traguardo che sposta i suoi riferimenti sempre più avanti.

È l’effetto quarantena che prende forma, si dilata e si sistema comodamente nella nostra mente. E, insieme, è la voglia di uscire al più presto da questo incubo che ci rende ligi al buon senso e allo stesso tempo insofferenti a tanti lacci e lacciuoli che limitano il senso di mobilità e di necessità che abbiamo.

Questa Italia sembra un ingombrantissimo pachiderma che stenta ad uscire dalle sabbie mobili in cui è caduto, un passo avanti e uno indietro, in una eterna difficoltà a raggiungere un terreno stabile e sicuro per prendere forza ed uscirne di botto, con uno scatto di reni.

i nostri affetti a distanza sociale

È il pensiero dei nostri cari ad angosciarci tanto, dei nostri anziani così amati e fragili in questo tempo ingiusto, di tutte le persone care che abbiamo già perso. Sarebbe bellissima una voleè al fotofinish per scrollarci questo stupido virus dalle scatole, una di quelle vittorie che non ti aspetti dopo una salita di lacrime e sudore e che invece è fatta, la cima è conquistata, davanti un’infinita, spensierata discesa.

#iotorneròacorrere #fallodacasa

Intanto noi continuiamo a vivere in questa strana bolla, ormai in simbiosi con le nostre quattro mura di casa. Abbiamo imparato a far nascere il lievito madre, a rinfrescare gli esuberi e fare pane e pizze sequestrando tutte le farine del mondo. Il lievito di birra prima di marzo moriva ammuffito in tutti i frigoriferi che si rispettino, ora se non hai il panetto da 500 g non sei nessuno.

Una volta la settimana si esce per la spesa. Noi siamo tra quelli che la ordinano online e vanno a ritirarla all’ora indicata. Prima o poi riusciremo a farcela portare a casa, ma dobbiamo imparare ad agire di notte per battere la concorrenza della cittadinanza tutta.
Poi sessioni di ginnastica, serie tv viste in loop come maniaci in astinenza, il solito lavoro che ci siamo portati a casa, aperitivi, video-chiamate e formazione on line, che di questi tempi vanno fortissimo.

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oltre la didattica, la nostalgia dei nostri adolescenti

La mia tredicenne avrebbe a giugno l’esame di terza media ed è arrabbiatissima perché voleva uscire con un bel voto e ha già capito che dovrà accontentarsi di un esame raffazzonato e di un voto rappresentativo. Purtroppo nemmeno per i liceali ci saranno festeggiamenti, esplosioni di sollievo e felicità, abbracci, cene e viaggi di fine anno, come a fine esame di ogni maturità.  Chi di noi non ricorda ancora il magone e la felicità dei quadri finali, gli abbracci, le promesse, quante parole e lacrime vomitate a fiumi addosso ai compagni, droplets in ogni dove? Quest’anno non si può, che peccato, un ricordo mutilato.

Insomma storie di ordinaria follia, tutto nella norma in questa nuova, straniante normalità.

soprattutto, think positive

Intanto pensiamo alle vacanze, al mare, a questa voglia di essere spensierati e partire. Arriveranno. Speriamo presto.  Think Positive!, o almeno proviamoci.

Come va dalle vostre parti, raccontatemi!

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14 commenti
  1. paola
    paola dice:

    Stiamo tutti vivendo sentimenti simili, ma tra poco potremo ricominciare a vivere. Magari non proprio come prima, ma questa pausa potrebbe averci insegnato qualcosa. Anche mia figlia, rientrata di colpo dal suo tanto aspettato anno all’estero, alla soglia dei suoi 18 anni da festeggiare in solitudine ha capito che si può perdere in pochi attimi e, di conseguenza, tutto ciò che si ha è prezioso. Anche l’abbraccio di un amico. Speriamo di ricordarcelo!

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    • CarolaSproloquier
      CarolaSproloquier dice:

      Sono convinta che anche per i ragazzi questo periodo sia significativo e che alla fine di tutto avranno imparato molte cose sotto vari aspetti

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  2. Silvia The Food Traveler
    Silvia The Food Traveler dice:

    Io mi sono più o meno ritrovata bene le prime due settimane, ma ora sono nella fase del “non ne posso più vi prego mi sembra di impazzire”. Non tanto per la noia, perché qualcosa da fare si trova, ma per la mancanza di normalità e soprattutto per l’incertezza del futuro: quando si tornerà a lavorare, ci sarà lavoro, arriverà lo stipendio – ora sono le domande di questo genere a farmi sperare che finisca tutto il prima possibile.

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    • CarolaSproloquier
      CarolaSproloquier dice:

      La prima settimana io sono stata molto confusa, un po’ imbambolata, mi sembrava una situazione talmente irreale! Poi ci si abitua a tutto, già sembra normale. Speriamo di tornare presto liberi tutti

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  3. ANTONELLA MAIOCCHI
    ANTONELLA MAIOCCHI dice:

    Già un pò abituata al lavoro da casa e pigra di natura, non soffro molto il forzato isolamento, quello che mi fa soffrire è proprio il problema in sé della malattia. Dopo uno smarrimento iniziale, le mie giornate sono comunque piene ma la paura e l’incertezza per il futuro non mi hanno abbandonato e faccio fatica a pensare positivo!

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    • CarolaSproloquier
      CarolaSproloquier dice:

      Antonella, la penso esattamente come te. Adattata molto bene in casa, organizzata con molte cose da fare ma con molta paura della malattia, soprattutto il pensiero per i nostri cari e il dolore immenso per le perdite che causa

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  4. Teresa
    Teresa dice:

    41esimo giorno, mamma mia, è non è ancora finita. Io personalmente ce la sto mettendo tutta, ma comincio ad avere i primi segni di cedimento.Speriamo bene!

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    • CarolaSproloquier
      CarolaSproloquier dice:

      Con tutti i buoni propositi e i migliori auspici, speriamo di uscirne prestissimo e di riprendere a vivere!

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  5. Annalisa Trevaligie-Travelblog
    Annalisa Trevaligie-Travelblog dice:

    Tra didattica a distanza, sessione di pilates ed esperimenti in cucina le nostre giornate sembrano volare. Io sono una pantofolaia, e devo dire che non soffro molto per questa situazione. Mi spiace molto per mia figlia però, che aveva appena iniziato a socializzare avendo iniziato la prima elementare, e Si ritrova di nuovo sola, ad affrontare una mole immane di compiti, senza compagni con cui confrontarsi e scambiarsi la merenda.

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    • CarolaSproloquier
      CarolaSproloquier dice:

      Amch’io mi ci trovo benissimo in questa condizione! Se non fosse che sono preoccupata per i miei cari da soli e anziani. Ognuno ha il suo se non fosse che.

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