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Enjoy | La mostra per adulti-bambini e ragazzi curiosi

Enjoy: una mattina al Chiostro del Bramante

Abbiamo approfittato della chiusura straordinaria della scuola media per chiamare a raccolta un gruppetto rimasto privo di lezioni e alternative e andare alla mostra Enjoy al Chiostro del Bramante.

Già l’eccezionalità della giornata, un giovedì mattino vuoto di impegni e di doveri, aveva acceso gli animi e i volti sorridenti. Poi prendere il trenino metropolitano e approdare in pieno centro a Roma in un novembre terso e assolato, ha dato lo sprint per un’avventura speciale ed indimenticabile.

Non ero mai stata al Chiostro e non ne conoscevo l’ubicazione. Sapere che si trova nei dintorni di Piazza Navona è un fatto positivo: pratico perché ben raggiungibile con i mezzi e a tutti gli effetti romantico e nostalgico. Quanti giorni da studentessa, da sola o in compagnia, trascorsi a passeggiare tra quegli scorci secolari, a respirare l’aria e l’atmosfera di una città storica e magnifica.

ENJOY | Chiostro del Bramante

ENJOY | Chiostro del Bramante

Andare in un giorno feriale, poi, è stato davvero strategico, una svolta non indifferente.

So di code e nervosismi in atto durante i fine settimana, che fanno scemare l’entusiasmo e il piacere di questa esperienza. Noi invece siamo stati padroni per circa un’ora: tanto ci ha richiesto più o meno la visita delle 14 stanze attraverso le quali si snoda il percorso espositivo.

Abbiamo attraversato sale quasi vuote. Sperimentato, toccato, provato tutto ciò che era sperimentabile, toccabile, arrampicabile e a prova di undicenni. Non tutto è concesso e scalabile, chiaramente, ma la loro è un’età in cui possono addirittura ascoltarti ed essere posati, se messi a conoscenza da subito delle regole da rispettare e, soprattutto, se presi a piccoli numeri.

E loro hanno gioito, letteralmente enjoyed, di tutto ciò a cui sono andati incontro. Entusiasmo misurabile dalla quantità di parole, risate e racconti con cui hanno continuato a parlarne una volta sul treno, di ritorno verso casa,  e poi nelle narrazioni ai familiari assenti. Un obiettivo centrato in pieno.

Si tratta di una mostra con installazioni di arte contemporanea.

Che già a pronunciarla questa espressione qua, installazioni-di-arte-contemporanea, fa un pò strabuzzare gli occhi, basta da sola a tenere lontano il pubblico meno avvezzo a nuove tendenze estetiche. Re-interpretazioni che di solito sono particolari, a tratti incomprensibili, sempre svincolate da tutto ciò che di tradizionale attiene all’arte.

Il concept di questa mostra infatti stravolge gli schemi convenzionali, a cominciare dall’uso dei luoghi d’arte: qui non è affatto vietato toccare, fotografare, parlare ad alta voce. L’idea di fondo è quella di interagire, di usare, di esplorare, di vivere ed entrare noi stessi nelle opere esposte, per crearle, modificarle, attivarle.

Ed ecco che ci dondoliamo sull’amàca, indossiamo in due il maglione extra-extra-large, ci arrampichiamo sulla poltrona gigante dove torniamo bambini, con le gambe ciondoloni e lo schienale inarrivabile.

Filo conduttore, il divertimento, l’enjoyment, che, come ci suggerisce la parola, ci porta altrove, un invito ludico all’uso e al consumo fuori da una dimensione di normalità. E, strettamente al passo coi tempi, tutto si fa condivisione e social. I ragazzi sono invitati a condividere.

La curiosità, la sorpresa, il gioco sono i leit motivs che ci conducono lungo tutta l’esposizione e diventano nuovi linguaggi di consumo e di fruizione dell’arte. Un’arte che si fa esperienziale in un percorso percettivo e sensoriale in cui l’interazione è fondamentale e i suoni, i profumi, le sensazioni, le immagini e le percezioni ci colpiscono, ci avvolgono e ci trascinano una stanza via l’altra.

In giro per la mostra

Il Chiostro del Bramante ci accoglie con la sua architettura rinascimentale nell’ampio spazio antistante il porticato, dove il pavimento è stato ricoperto da una distesa turchese di fiori colorati, un’installazione floor painting del tailandese Michael Lin che ci riporta le suggestioni del giardino e dell’arte orientale.

Installazione Floreale: Emulsione su Legno di Micael Lin | ENJOY

Emulsione su Legno, MICHAEL LIN | ENJOY

All’interno, sospeso nell’aria, ci imbattiamo nel Grande Mobile Rosso di Alexander Calder, importante precursore dell’arte cinetica e delle forme in movimento.  Le Mobiles sono in realtà delle sculture semoventi e si muovono da sé. Un’opera molto leggera, composta da fili di ferro e sottili fogli di lamiera. Si muovono e si animano, cambiano composizione e riflessi al minimo spostamento d’aria causato dal vento, dalle correnti d’aria o dal passaggio dei visitatori.

Siamo subito invitati a scegliere l’audio guida, la voce che ci guiderà lungo tutto il tragitto.

Ci mostrerà una chiave di lettura diversa a seconda della prospettiva con cui intendiamo percorrere questo viaggio: con l’incanto di un bambino, la voce di un adolescente, la creatività di un adulto o la profondità del saggio? Sarebbe bello ripercorrere il tragitto cambiando ogni volta punto di vista, mettendoci nei panni e nella mente di un’età che non ci appartiene più o che non ci appartiene ancora. Ognuno ci guiderà attraverso l’uso dei sensi e della sorpresa in maniera singolare, ponendo l’accento su aspetti diversi.

Nella stanza successiva l’alternanza di oscurità e luce ci permette di conoscere l’opera di Mat Collishaw, The Centrifugal Soul, una scultura che è uno zootropio tridimensionale. Attraverso questo dispositivo ottico, rapide rotazioni e luci stroboscopiche ci danno l’illusione del movimento. Suoni e colori prendono vita. Scene naturalistiche di fiori che si aprono e si chiudono, di uccelli del paradiso che svolazzano in allegri riti di corteggiamento.

The centrifugal Soul di MAT COLLISHAW | ENJOY

The Centrifugal Soul di MAT COLLISHAW | ENJOY

La stanza delle invenzioni strane

La terza è la stanza rinominata dai nostri “quella delle invenzioni strane”, una raccolta di Sculture in Movimento dell’artista svizzero Jean Tinguely. Sono opere realizzate negli anni Sessanta, sulla spinta di una nuova concezione dell’arte che rompe gli schemi dell’estasi prodotta dalla tela e dal disegno e che considera il movimento cinetico l’espressione ideale dell’opera. Marchingegni semoventi hanno ingranaggi incredibili, sono tenuti assieme da ferro e materiali di scarto e lo spettatore deve azionarli schiacciando pulsanti buzz posizionati sul pavimento che danno vita agli incantesimi meccanici e sonori.

Il percorso ci catapulta ora all’interno di un labirinto e trovare la via d’uscita è l’unica chance che ci viene data per continuare la visita della mostra. Camerini, tende, sgabelli, specchi e cornici ci bloccano o ci aprono la via, in un trionfo di giochi ottici che illudono la percezione e ci sorprendono, ci divertono, ci moltiplicano nel susseguirsi di illusioni e rifrazioni. È la Changing Room, installazione on site dell’argentino Leandro Erlich.

Siamo appena usciti dal labirinto che occhi psichedelici e inquietanti di diverso aspetto e colore ci spiano e ci seguono nel nostro angosciante avanzare al buio. Sono proiezioni multimediali dell’artista statunitense Tony Oursler che con Obscura vuole trasmetterci una riflessione sull’attuale società delle immagini, sul bisogno ossessivo di spiare la vita degli altri e di ostentare la nostra.

Continuiamo nella stanza delle sperimentazioni scientifiche che diventano arte, dove luci, suoni, colori, spazi e movimento concorrono a far apparire e creare l’opera. Cosi nel Prisma Meccanico di Piero Fogliati, un proiettore che contiene dischi di gelatina colorata, illumina una parete bianca. Nel mezzo, delle palette di acciaio bianco ruotano velocemente su se stesse e la luce che le colpisce si scompone nei colori primari. Un alone colorato appare sospeso nell’aria e una sfera colorata si proietta sulla parete.

Una risata ininterrotta ci sorprende e ci accompagna lungo le scale che ci portano al piano superiore. È l’installazione sonora di Gino de Dominicis, la RISATA CONTINUA, del 1971.

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