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Prima media e smartphone

Come sopravvivere all’uso del telefonino? 10 regole per l’età adolescenziale

18 ottobre 2017: data da ricordare, perché per la prima volta lo smartphone è entrato nella borsa di mia figlia. Che sembra un evento banale, ma tanto basta per dare luce ad una giornata e cambiare un’esistenza. Di appena 10 anni.

Smartphone e scuola media

Smartphone e scuola media

E sì, perché nonostante i suoi piccoli anni, ammetto senza pentimento di opporre resistenza da tempo ai richiami ammaliatori di cui soffre la mia piccola Gnoma e alla pressione del “però mamma ce l’hanno tutti”.
E non perché è in fondo un furbo refrain che usavamo anche noi quando avevamo 16 anni e volevamo il motorino. Ma perché quella è un’età sacra, che dovrebbe restare sgombra da ingombri mentali e manuali ed essere soltanto abitata da sogni e leggerezze in un mondo irreale di fantasia.

Sono gli anni a un passo dall’adolescenza, quando si mettono su i mattoni con cui costruirsi una coscienza del mondo e del Sé; quando si guarda agli eventi e alle cose da piccole finestrelle di psiche e di senso.
E tutto dovrebbe avvenire per gradi, senza essere sbattuti d’impatto nel baratro di una rete caotica, dove non trovano un vero sistema di riferimento che possa orientare i loro significati.

Sono a favore del diritto dei bambini di abitare un mondo di ingenuità, fatto di giochi e pupazzi, di corse a perdifiato, di salti e capriole, fango e sudore.

Mi sono fatta quindi due risate quando mi ha detto “mamma, ma in classe ce l’hanno tutti!”. Ah ah ah, me stai a fregà, vecchia volpe, ma non sai con chi stai parlando!

Anche io dicevo ai miei più o meno la stessa cosa: che tutti avevano il motorino. Non era vero, ma era quella la percezione che ne avevo. Perché quando vai in fissa per qualcosa, quella malefica attenzione selettiva tira fuori le sue antenne radar e non c’è motorino o telefonino che sfugga nella sfera vicina o lontana. Sono ovunque e non l’avevi mai notato prima. Questione di inquadrature e messe a fuoco, di desideri latenti pronti a saltare in primo piano e di altri piani quotidiani che scivolano invece verso lo sfondo.

Ti è capitato mai?

Ebbene, le due risate sardoniche mi sono morte tra i denti quando, accanto al fatidico gruppo delle mamme, in terza elementare è sorto quello de ‘La Mitica 3C”. Praticamente solo lei, la mia Gnoma, e poche altre comparivano col profilo della mamma. I restanti compagni possedevano già tutti una scheda telefonica personale, oltre a motti fighi e stati aggiornati ogni giorno.

“… #@#!..#@#!…”

Ora… io non sono contraria all’uso delle tecnologie e sono consapevole delle comodità e dei vantaggi che questi ammennicoli comportano. Li uso anch’io.

So bene che come insegniamo ai nostri figli ad attraversare la strada tenendoli per mano, non possiamo fare a meno, ora, di accompagnarli nel web e fornire loro la chiave per interiorizzare correttamente l’uso e il consumo di queste nuove forme di interazione.

E allo stesso tempo, giustamente, anche noi abbiamo bisogno di spazi e di tempi per rivitalizzare i neuroni e svuotare la testa dopo milioni di richieste, litigi, chiamate e pretese.

Ma…possedere una propria scheda telefonica a 8 anni, ne vogliamo parlare? È una scelta che proprio non riesco a comprendere né a condividere. Non basta a quell’età il cellulare della mamma per scambiarsi messaggi?

Così come non mi piace l’isolamento catatonico di occhi persi nello schermo e di pollici impazziti nei ristoranti della domenica con gli amici. Dà l’idea di un appiattimento generale, che è prima di noi genitori e poi di loro bambini: una via comoda per tenerli occupati, che però ci restituisce una adultizzazione tristissima e precoce che in fondo non ci fa  piacere e che non dovrebbe neanche appartenergli.
Ci rendiamo conto che il telefonino sostituisce e appiattisce la voglia di fare amicizia, di inventarsi qualcosa, di guardarsi negli occhi, ognuno con la propria articolazione protesica, che azzera la voglia dei giochi in comune.

Ma si sa che è tempo di vacche magre, questo, e che, in un periodo di crisi morale e religioso, lo smartphone è a tutti gli effetti il regalo più ambito e atteso nel giorno della Prima Comunione. Tanto che più si avvicina l’evento, più si è sviscerata ampiamente la questione del ‘modello desiderato’.

Di solito sono i nonni a ricoprire il ruolo dei donatori per eccellenza: che non si dica, per carità, che non stiano sul pezzo e non al passo coi tempi! Diventano loro i prescelti, perché poi si sa, sono gli intoccabili, quelli che non è che puoi metterti lí a rimproverarli eh.

Invece noi abbiamo svangato addirittura questa Santa Comunione, con discorsi religiosi di cosa il telefonino ci azzecchi con nostro Signore Gesù e il sacramento. Ma la resistenza è durata fino alla soglia degli undici anni, quando l’ingresso in prima media ha portato fin da subito grandi cambiamenti.

Intanto i professori già nel discorso di accoglienza ci hanno parlato di telefonini, permessi, ricerche e segnale wi-fi da rinforzare, trasformando gli ultimi genitori-guerrieri in bersagli trafitti da sguardi adolescenziali, e dando il via ad una lenta e rassegnata capitolazione.

Poi vuoi mettere questa cosa che a un certo punto si sparge nell’aria, per cui ogni undicenne all’improvviso avverte la necessità di sentirsi grande e chiede di andare e tornare da scuola da solo? Si danno appuntamento con le compagne e ci si incontra al mattino.

La richiesta è un colpo basso. Una sorta di tradimento, perché, caspiterina, ti ho lasciata a giugno che ti allacciavo il grembiule e ti tenevo per mano nei nostri cento passi verso scuola e ti ritrovo a settembre che mi chiedi di farne mille indietro e di lasciarti andare.
Ripenso che solo ad agosto abbiamo fatto le prove di attraversamento stradale. E che era ieri che ti tenevo stretta proteggendoti come scudo sulle strisce pedonali o lungo il ciglio della strada, sentendomi una vera eroina. Tempo passato.

Sorrido mestamente perché non sono pronta a lasciarti andare…
Ma poi penso che è giusto così e che sono fiera di te.
Autonomia, autonomia è il nuovo mantra.

Ho usato cento occhi per seguirti nel tuo tragitto fino a scuola. Una morsa al cuore vederti arrancare con il trolley carico di libri, sorridente e baldanzosa, nel tuo nuovo status appena conquistato. Intorno, una massa informe di ragazzini dai capelli ribelli e delle mode strane, ognuno concentrato sulla sua strada da percorrere e sui rituali da mettere in scena nell’incontro con gli amici.

Piccoli passi in avanti.

A fronte di tanti cambiamenti e di una sorprendente dimostrazione di impegno nello studio, abbiamo dunque deciso di anticipare il regalo di Natale e accogliere l’idea del telefonino. Per tutto il tempo di contrattazione vedevo due occhi brillare di un entusiasmo timido e contenuto. Temeva, forse, che a vederla troppo raggiante avessi quasi potuto ripensarci.
E mi conosce bene.

Abbiamo seguito fatti di cronaca capitati a minori, parlato di bullismo e pedofilia, delle conseguenze che possono verificarsi con l’uso superficiale della rete, che non sai mai chi c’è dall’altra parte, che una foto mandata a un’amichetta, tra giri e rimbalzi, può arrivare chissà dove. E quindi no, meglio non postare foto né video.
Poi ho riesumato dal cassetto il vecchio, caro Iphone 4S che a lei piaceva tanto, recuperato gli accessori, acquistato un profilo telefonico che potesse adattarsi al minimo consumo.

Abbiamo fissato paletti e definito regole.

Intanto sia chiaro:

1. mi dai le password per entrare sul telefonino.
2. mi fai leggere i messaggi che ti scambi su whatsapp.

Poi:

3. impostiamo il parental control, così restringiamo l’utilizzo di funzioni, app e navigazioni
4. non rispondere mai a messaggi di persone sconosciute né a telefonate da numeri non memorizzati
5. per ogni dubbio o difficoltà parlane subito e senza remore con qualcuno di famiglia

Comunque:

6. telefonino spento durante i pasti, nelle ore di studio, quando si va a dormire e si va a scuola
7. utilizzo non più di un’ora al giorno
8. non si postano informazioni personali e di famiglia
9. non si postano foto e video
10. Per ogni infranzione, vige la pena del ritiro. “Perchè allora non ci siamo capiti”

– E sia chiaro che ti ho permesso il telefonino solo per scambio compiti e attività affini!

-“…”  “…”… Cos’altro mi devi dire, mamma? – sbiascica al limite di un’afflizione latente

Capisco che sono arrivata al limite. Ancora una e sarò definitivamente noiosa e antidiluviana. Per ora, poche nozioni, ma chiare e concise.
E allora niente, usciamo un po’, dai, andiamo a fare una passeggiata sotto il cielo azzurro di ottobre e questo splendido sole.

Gnoma infila raggiante l’iphone nella borsetta.
Io a dodici anni giocavo con le barbie, lei imposta velocemente contatti e profili.
E niente…è tutta un’altra storia.

2 commenti
  1. Melania
    Melania dice:

    Io mi ritrovo con 2 bimbe di 2 e 4 anni che per il compleanno riceveranno il tablet. Sarà un regalo impegnativo per quanto riguarda l’utilizzo. Metterò delle regole per orario e luogo di utilizzo. Ti farò sapere!

    Rispondi
    • Carola
      Carola dice:

      Certo davvero molto presto, ma ti riprenderanno per la capacità che avanno nel maneggiare e nello scoprire azioni e segreti che tu nemmeno tra 100 anni ? Credo che sia tutto nelle regole, chiare e presenti.

      Rispondi

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